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  • Immagine del redattoreClaudia Scarpati

LETTERA AL MIO SENSO DI VERGOGNA

Chi soffre di un Disturbo Alimentare porta nel cuore, da sempre, un profondo senso di vergogna di sé.

Ci si vergogna del proprio aspetto fisico, ci si vergogna della propria (presunta) “mancanza di volontà”, ci si vergogna del proprio peso, ci si vergogna delle proprie voglie alimentari, ci si vergogna dei propri pensieri, ci si vergogna dei propri bisogni…

Per anni, si cerca di ignorare questo senso di vergogna, ricoprendolo con il cibo o con la fame.


Ma…hai mai provato a parlare con il tuo senso di vergogna?

Perché forse, è proprio a quella parte di te che devi delle scuse…

Proviamoci insieme.


Cara vergogna,

Prima di tutto, mi dispiace.

Ti ho portato con me per tutta la vita, ma in ogni singolo momento ho cercato di ignorarti. Facendo finta che non ci fossi.

Ho fatto di tutto per bloccarti dalla mia consapevolezza.

Ho accumulato cibo sopra di te.

E ho cercato di farti morire di fame.

Ho cercato di allontanarti con il pensiero.

Mi sono chiusa completamente a te.

Mi sono immersa nel compiacere tutti gli altri nella mia vita, così che forse, solo forse, tu saresti scomparsa.

Ma non ha mai funzionato.

Perché, cara vergogna, tu eri sempre lì.


Avevo paura che se mi fossi seduta con te, mi avresti sopraffatta.

Che sarei andata a fondo, per non riemergere mai più.

E mi vergognavo di averti.

Pensavo che il solo fatto di portarti in giro significasse che c'era qualcosa di sbagliato in me. Che fossi cattiva, inadeguata, sbagliata.

Non abbastanza. Mai abbastanza.

Così ho fatto finta che non ci fossi.

Nel momento in cui hai iniziato a sorgere dentro di me, ho fatto di tutto per spegnerti.

E per farti tacere.


Cara vergogna...

Mi dispiace di non averti ascoltato.

Non ho nemmeno provato ad ascoltarti.

Non mi è venuto in mente che avessi qualcosa da dire.

Mi sono chiusa a te.

Eppure, sei rimasta, nel profondo delle mie viscere.

Dove ti ho odiato.


Vergogna, ora mi rendo conto che non ti ho mai permesso di essere in me.

Di lavorare attraverso di me.

Invece ho cercato di nasconderti.

Ti ho schiacciato con i vestiti, cercando di camuffarti come se non ci fossi.

Ho cercato di eliminarti da me.


Mai una volta ti ho permesso di essere.

Invece, sono scappata da te.

Sono corsa ai miei studi. E alla bilancia. Poi sono corsa verso la mia carriera. E poi alla bilancia. Poi a mio marito. E ai miei figli. E ancora alla bilancia.

Sono scappata da te così velocemente che mi sono illusa di averti perso.

Pensavo che forse, se fossi stata "abbastanza brava", se le persone mi avessero amata "abbastanza" o se fossi stata felice "abbastanza", in qualche modo non saresti mai riuscita a raggiungermi.


Ma tu eri ancora lì, sempre lì. In agguato nel profondo dentro di me.

E quando restavo sola, in macchina, nella mia stanza, di notte in cucina, quando nessuno poteva vedermi, quando ero sola con me stessa, ti sentivo lì.

Come un mattone che pesava su di me.


Cara vergogna...

Non ho capito che non sono speciale o unica solo perché ti porto dentro.

In realtà, tutti ti hanno incontrata.

Non riuscivo a capire che avere te non rende diversi da tutti gli altri.

O sbagliati.

Non ho capito che volevi solo muoverti attraverso di me.

E che una volta che ti avessi permesso di passare attraverso di me, sarei potuta andare avanti.


Quello che non capivo era che cercando di ignorarti, di nasconderti o di sfuggirti... non sarebbe cambiato nulla.

Perché tu eri lì, dentro di me, da sempre.

Non ho mai allungato una mano verso di te, non ho mai teso le orecchie per ascoltarti.

Non ti ho mai sperimentata.


Ora capisco che mi porti dei messaggi.

Sei reale e ci sei, e averti non mi rende cattiva o sbagliata.


Vergogna: sei una parte dell'esistenza umana.

Ora capisco che tutti portano con sé la vergogna.

Mi è stata trasmessa da mia madre.

Che ti ha trasmesso da mia nonna.

E così via...


Fai parte dell'esistenza umana.

Perché tutti noi vogliamo e abbiamo bisogno di inserirci.

Di appartenere.

E di sentirci amati e accettati.

Mi avverti quando questi bisogni non vengono soddisfatti.

E fai un'altra cosa per me: mi proteggi da altri sentimenti dolorosi, che nascondi sotto di te.


Quando finalmente ho trovato il coraggio di sedermi con te, ho scoperto che c'era molto di più in te.

Ti ho invitata a tavola, a sederti per il tè.

Non mi ero mai resa conto che avresti portato con te così tanto altro.

Solo dopo essermi seduta accanto a te, ho potuto incontrare i sentimenti che stavano sotto di te.

Sentimenti come la rabbia, la tristezza, il dolore.

E la paura.

Mi indichi altre emozioni che aspettano in fila dietro di te.

Vogliono essere sentite. Elaborate. Guarite.


Quello che ho capito ora, dopo anni di lavoro su me stessa, è che sono abbastanza forte per stare seduta con tutti questi sentimenti scomodi.

Non solo posso tollerare la vergogna, ma posso imparare e crescere da lei.


Quindi, cara vergogna, grazie per la visita.

Grazie per esserti mossa attraverso di me.

So che ci incontreremo di nuovo.

Ma la prossima volta, invece di cercare di liberarmi di te, di ignorarti o di chiuderti.... ti preparerò un posto.

Così potrai sederti con me per tutto il tempo che ti serve.

Ascolterò i messaggi che mi porterai e guarderò in profondità sotto di te.

Sapendo che passerai attraverso di me una volta che quei sentimenti saranno stati ascoltati, elaborati… e guariti.



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Dr.ssa Claudia Scarpati è Psicoterapeuta del Comportamento Alimentare ed è specializzata nell'aiutare adulti e adolescenti che lottano contro il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, Fame Nervosa, Binge Eating e problemi di immagine corporea.

Propone un percorso di Psicoterapia per i Disturbi Alimentari a Roma, in zona Eur.

Inoltre, fornisce sedute online per il recupero dei Disturbi Alimentari per tutte quelle persone che non hanno modo di raggiungere lo studio.

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LETTERA AL MIO SENSO DI VERGOGNA

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